19 marzo. Auguri ai papà!
Oggi si festeggia San Giuseppe, il padre più famoso della storia. Ed è la festa di tutti i “babbi” d’Italia. Un tempo la Festa del Papà era una ricorrenza nazionale oltre ad essere giorno festivo. Da qualche anno non lo è più. E a volte passa in secondo piano perché la si dimentica. Nonostante questo secondo i dati dell’Adoc (Associazione Difesa e Orientamento Consumatori), raccolti da FinanzaOnline.com, si prevede che oggi gli italiani spenderanno ben 340 milioni di Euro.
A farla da padrone saranno ovviamente i prodotti dolciari. 90 milioni di Euro in bigné di San Giuseppe e zeppole. E altri 250 milioni per regalini sempre legati alla sfera dell’alimentazione. Piccole golosità per coccolare i nostri papà. Ma anche vini di elevata qualità, liquori, grappe e cioccolatini. Tornando alla festa in sé, un po’ in tutte le nostre regioni, al di là delle celebrazioni particolari e tipiche diverse da zona a zona, continua ad esistere la tradizione dei falò e delle zeppole (naturalmente). Un tempo con i falò, tipico residuo di antichi riti contadini, venivano bruciati i resti dei raccolti oltre a grandi ceppi di legno. Si intonavano canti per salutare il Santo ma anche per celebrare la fine dell’inverno, ad appena una manciata di giorni dall’inizio della primavera.
San Giuseppe è nella tradizione popolare il santo dei poveri, dei derelitti, di chi non ha niente e nessuno accanto a sé, un uomo onesto e giusto di cui si parla sempre molto poco e che nei Vangeli viene appena accennato o addirittura ignorato. Il santo degli indigenti. In fondo gli stessi Giuseppe e Maria erano poverissimi e vennero cacciati proprio mentre cercavano ospitalità. Così, in molti paesi della Sicilia, gli indigenti diventavano gli ospiti d’onore dei banchetti di San Giuseppe. La tavola veniva benedetta ed il padrone di casa si preoccupava di servire i poveri. E che festa di San Giuseppe sarebbe senza le mitiche zeppole?
Questi caratteristici dolci fritti hanno un’origine antichissima che sembra risalire ai Liberalia dell’antica Roma che si festeggiavano il 17 marzo in onore di Bacco, dio festaiolo per eccellenza. E a Roma le zeppole continuano ad essere preparate con particolare dedizione e religiosa attenzione alla crema pasticciera e alla frittura aromatizzata con vaniglia e scorza di arancia nell’olio bollente. Il 19 marzo di un tempo vedeva un banco di frittelle ad ogni angolo di strada e vicolo di Roma. Un tripudio di profumi e sapori che si confondevano con i canti, con gli inni e con l’allegria della festa dedicata ai papà.





