Cambiamenti climatici. Vacanze a rischio?

Nel 2005, all’indomani del vertice del G8, uscì un rapporto internazionale del WWF che metteva in guardia sui rischi legati al riscaldamento globale che nel Mediterraneo, con un aumento della temperatura media di soli 2 gradi Celsius, metterebbe davvero in ginocchio l’industria turistica. Sulla base delle anticipazioni del Financial Times in questi giorni la UE punta nuovamente l’indice sulle problematiche legate all’effetto serra che entro il 2050-2060 porterebbe il deserto in tutta l’area mediterranea - Italia compresa - e sposterebbe i flussi turistici verso il Mare del Nord, se non si prenderanno provvedimenti sistematici per ridurre le emissioni inquinanti nella direzione dello sviluppo sostenibile e della tecnologia delle fonti energetiche rinnovabili.

Secondo il rapporto del WWF – dal titolo eloquente: “Paradise boiling”, paradiso bollente – entro pochi anni, a meno di una sostanziale inversione di tendenza, si potrebbero registrare sei settimane in più all’anno di caldo torrido (più di 35°), un forte aumento della siccità ed una riduzione delle precipitazioni (con conseguente rischio di desertificazione), un aumento degli incendi forestali e dei fenomeni climatici estremi come improvvise piogge torrenziali e alluvioni, una diminuzione delle produzioni agricole, oltre naturalmente alla scomparsa di numerose specie animali e vegetali.

Se, oltre a tutto questo, consideriamo che circa il 30% del turismo mondiale sceglie proprio il Mediterraneo come meta di eccellenza per le proprie vacanze, è facilmente intuibile come il clima favorevole incida positivamente e negativamente sull’industria turistica e su tutto l’indotto ad essa legata. Già due anni fa, in occasione della pubblicazione del dossier WWF, Ellen Bermann (divisione Turismo & Ambiente di Ventaglio Viaggi) affermava che il clima, la scarsità d’acqua e le ondate di calore incidono fortemente nella scelta delle destinazioni turistiche da parte dei viaggiatori ma anche delle agenzie turistiche a causa dell’innalzamento dei costi assicurativi legati ad esempio alle aree nelle quali più elevato sia il rischio di incendi (conosciamo bene quel che accade nel nostro Paese durante l’estate quando l’emergenza incendi boschivi è altissima).

Il nuovo studio sul clima effettuato dalla Commissione Europea, anticipato dal Financial Times, ammette esplicitamente che il Mare del Nord diventerà la nuova Riviera turistica d’eccellenza, che il flusso vacanziero si sposterà dal Sud dell’Europa verso il Nord con ovvie conseguenze economiche su paesi come la Grecia, la Spagna e l’Italia. Nel rapporto si legge che “più turisti resteranno a casa o andranno in altre destinazioni, più ampio sarà l’impatto in Europa”. I rischi quindi ci sono e sono evidenti agli occhi di tutti, compresi quelli dei decisori che dovranno legiferare in materia di sicurezza ambientale (che si traduce anche in sicurezza economica) per evitare che le voci allarmate delle associazioni ambientaliste e dei team di scienziati si trasformino in realtà e per far sì che il turismo nel Mediterraneo possa svilupparsi nella maniera giusta. Tuttavia come recita il proverbio “finché c’è vita c’è speranza” . Infatti il rapporto UE si conclude in maniera positiva perché fortunatamente esistono le tecnologie necessarie per ridurre le emissioni di gas serra ed evitare così il dramma di un’area mediterranea ridotta a distesa desertica. Per questa ricetta servono solamente due ingredienti in più: il coraggio e la volontà di cambiare.

Lara Elia

WWF – Paradise Boiling

Ventaglio Viaggi
Crociere Mediterraneo

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