Cicloturismo internazionale: i 30.000 km di Peter Davis

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“Il mio hobby è il cicloturismo internazionale.” E’ così che si presenta sul suo sito web Peter Davis, pensionato (se così si può chiamare!) statunitense che nella vita fa una cosa fantastica: gira il mondo in bicicletta.

Dopo avervi raccontato dell’ambizioso progetto di Manfredi Salemme (anche lui in pensione), siamo molto felici di pubblicare l’intervista che Peter ci ha concesso.

Dove ti trovi in questo momento?
A casa, in Oregon (USA).

Allora abbiamo il tempo per qualche domanda… Cominciamo col chiederti come ti è venuta quest’idea
Ho appreso i segreti dei viaggi in bici su lunghe distanze quando ero un ragazzo: ho incontrato un veterano della Prima guerra mondiale che aveva attraversato l’America in lungo e in largo con la sua bicicletta. Quando ne ho avuto la possibilità, ho cominciato a farlo anch’io.

Posso chiederti quanti anni hai?
Ne ho 61.

La tua età ha rappresentato un problema in questo hobby, o piuttosto uno stimolo?
Non ho mai considerato la mia età un problema!

Sappiamo che hai cominciato a dedicarti seriamente a questa passione dopo il pensionamento, ma avevi già avuto esperienze significative prima?
Ho fatto il mio primo tour internazionale nel 1972, dal Maine (USA) a Montreal (Canada). Breve, ma molto divertente. Il successivo tour l’ho fatto vent’anni dopo: insieme a mia figlia ho pedalato da Bruxelles a Roma.
Questo genere di viaggi richiede molto tempo, e la maggior parte della gente che lavora non ne ha a sufficienza fino al giorno della pensione. Ma quando ci arrivano, molti si trovano in condizioni fisiche non abbastanza buone. Io ho la fortuna di trovarmi in ottima salute.

Mi viene da pensare che per aver voglia di girare tutto il mondo in bici tu facessi un lavoro parecchio noioso prima…
In verità, facevo il pilota di elicottero.

Quanti chilometri hai fatto fino a oggi, e quanti Paesi hai attraversato?
Ho fatto 13.000 miglia (quasi 30.000 km) in 28 Paesi diversi: tra cui Asutralia, Argentina, Cile, Russia, i Balcani e quasi tutta l’Europa.

Veniamo all’aspetto pratico. Vai in giro da solo o in compagnia?
Viaggio sempre solo.

Come gestisci la logistica dell’avvicinamento?
Per avvicinarmi al luogo da cui voglio partire, visto che vivo negli Stati Uniti, il più delle volte ho bisogno di un volo aereo. Al momento di partire per un tour, porto la mia bici in un centro specializzato dove la faccio impacchettare in modo che possa viaggiare come bagaglio, e la porto con me a bordo (mi costa in genere intorno ai 100 dollari). Quando arrivo a destinazione, all’aeroporto disfo l’imballaggio e assemblo la bici. Farò poi la stessa cosa per il viaggio di ritorno.

In che modo ti alleni? Sei metodico, hai una tabella precisa o semplicemente fai i bagagli e parti?
Sono un “fissato” della forma fisica da circa 40 anni. Cerco sempre di tenermi in allenamento e mi applico con una certa regolarità. Ma quando è il momento di partire, parto e basta, che io sia pronto o no.

Ti sei mai imbattuto in qualche problema riguardo alla tua salute, alla sicurezza o ai rapporti con le istituzioni locali?
Il più grave problema di salute che ho avuto è stato un piccolo taglio su una mano che ha richiesto due punti di sutura, in Grecia.
Quanto alla sicurezza, ho avuto a che fare con un tizio completamente ubriaco di cui ho faticato a liberarmi in un Paese dell’Europa dell’Est: voleva dei soldi e non aveva intenzione di accettare la risposta “No”… Ma ne sono uscito senza grossi guai.
Non ho mai avuto difficoltà con le istituzioni locali, tranne una volta alla frontiera con la Moldavia: non volevano farmi passare il confine. Dicevano che non potevo perché non avevo la carta VISA; credo che in realtà temessero per la mia sicurezza.

Hai degli sponsor?
No, ma non mi dispiacerebbe affatto!

Raccontaci qualcosa della gente che incontri nei tuoi viaggi. Che cosa ti lasciano queste esperienze dal punto di vista umano?
Le persone che ho incontrato sono state ovunque gentili e generose. Però devo dire che è facile cadere nella tentazione di ingigantire le virtù di questo tipo di viaggi: ho sentito altri ripetere alla nausea quanto questo genere di esperienza ti arricchisca culturalmente e ti nutra lo spirito. Per me, è semplicemente un’attività molto piacevole all’aria aperta.

Qual è la cosa più strana che ti è capitata?
Ho raccolto diversi aneddoti curiosi nella pagina “Vignettes” del mio sito web, cycletraveler.com. Ce n’è uno ad esempio che riguarda l’Italia: mi trovavo vicino a Palmi, ero diretto in Sicilia. Avevo sbagliato strada e infilato una ripidissima discesa che finiva… in mare. Non potevo far altro che rifarmela tutta in salita, sotto il sole, con l’intero bagaglio appresso. Comincio a pigiare sui pedali. A un certo punto ho la sensazione che tutto il peso della bici scompaia: mi volto per guardare se ho perso qualcosa, e vedo un vecchietto, perlomeno settantenne, che si è messo dietro di me e mi sta spingendo! Nonostante le mie proteste, mi ha spinto fino in cima alla salita senza dire una parola.

Chiudiamo con un consiglio. Se qualcuno volesse fare quello che fai tu, che cosa dovrebbe assolutamente sapere?
Primo: mettetevi in viaggio con una bici di buona qualità. Andate in un negozio affidabile e informatevi bene sulle caratteristiche di una buona bici da cicloturismo.
Secondo: dotatevi di un valido equipaggiamento per il campeggio, che sia anche agevole da trasportare.
Terzo: portatevi dietro abbastanza soldi da potervi permettere di dormire sotto un tetto quando piove!

Ringraziamo Peter per la sua disponibilità, per averci lasciato pubblicare la sue foto e… per averci messo una gran voglia di mollare tutto e partire!

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