Estate 2008: tour della Mongolia

Mongolia
Marco Polo ne “Il Milione” raccontava di una terra d’oriente abitata da nomadi e abili guerrieri che, a cavallo, conquistarono il mondo. Era il Regno del leggendario Gengis Khan e del nipote Kubilai, la Mongolia. Gli eredi di quel mondo vivono tutt’ora seguendo i ritmi dettati dagli spostamenti delle mandrie nelle gher come se il tempo si fosse fermato.

Il tour Mongolia, dove gli spazi non finiscono mai è un viaggio con partenza unica il 10 Agosto 2008 da Milano, della durata di 15 giorni e 14 notti, con itinerario Milano - Pechino - Ulan Baatar - Monti Khustai - Karakorum - Ulan Baatar - Deserto dei Gobi - Ulan Baatar - Pechino - Milano. Le quote sono a partire da 3.850 Euro per persona in doppia (minimo 10 partecipanti);
supplemento singola Euro 500.

Stretta tra la Cina e l’ex Unione Sovietica, la Mongolia è uno dei paesi più affascinanti e misteriosi del mondo: l’indomito condottiero Genghis Khan, le carovane di cammelli che attraversano il deserto del Gobi e i cavalli selvaggi che galoppano nelle steppe. Ancora oggi appare come un luogo fuori dal mondo: non appena si lascia Ulaan Baatar si ha l’impressione di essere stati catapultati in un altro secolo.

Oggi la repubblica di Mongolia è un paese di grande spiritualità, dove si incontrano in un insieme armonico animismo, sciamanesimo e buddismo lamaista. Sulle alture più impervie lo sguardo si posa sugli ovoo, i grandi tumuli di pietre sovrastati dalle bandierine propiziatorie che in balia del vento trasmettono agli spiriti sogni, desideri e preghiere di un popolo semplice ed ospitale che conserva un senso innato d’amore per la propria terra, vasta quanto un mare.

ULAAN BAATAR
La capitale Ulaan Baatar, chiamata spesso UB dagli stranieri, possiede ancora l’aspetto e l’atmosfera di una trascurata città europea degli anni ‘50. I vecchi mezzi di trasporto sovietici vengono lentamente sostituiti da nuovi veicoli giapponesi, ma le mucche gironzolano ancora per le strade, gli uomini e le donne nei loro costumi tradizionali si mescolano per le vie della città con i nuovi ceti ricchi del paese.
Costruita lungo le sponde del fiume Tuul e circondata da deliziose montagne, Ulaan Baatar è dominata da palazzoni in stile sovietico. Circa 250.000 persone vivono in estesi sobborghi ai margini della città, in tradizionali ger (yurte in feltro di forma circolare).
Nella piazza Sükhbaatar, nel centro, l’eroe della rivoluzione Damdiny Sükhbaatar dichiarò nel luglio del 1921 l’indipendenza dall’egemonia cinese. Nel 1989, la piazza fu anche teatro delle prime contestazioni che, in seguito, portarono alla caduta del regime comunista. In un giorno qualsiasi, è un luogo tranquillo in cui sostano solo piccioni e fotografi ambulanti, dove si affacciano l’edificio del Parlamento e l’alta e moderna costruzione chiamata Palazzo della Cultura, che ospita l’imponente Galleria d’Arte della Mongolia e altre importanti testimonianze della cultura.
Nei primi anni del XIX secolo, i circa 50.000 abitanti di Ulaan Baatar disponevano di oltre 100 templi e monasteri buddhisti tibetani, ma la gran parte furono distrutti nel corso delle purghe staliniste effettuate alla fine degli anni ‘30. Il Gandantegchinlen Khiid è stato risparmiato perché i comunisti lo utilizzavano come attrattiva turistica per affascinare i visitatori stranieri. Gandan, che più o meno significa “luogo immenso della gioia completa”, è uno dei posti più affascinanti di Ulaan Baatar: al suo interno sorgono splendidi templi decorati con oro e pietre preziose. I quasi 150 monaci che vivono qui fanno quello che possono per riportare la vita dei templi all’antico splendore, recitando le loro preghiere e celebrando le funzioni religiose.

È sopravvissuto alla furia stalinista anche il Palazzo d’Inverno di Bogd Khaan. Costruito tra il 1893 e il 1903, l’edificio ospitò per 20 anni l’ottavo Bogd Khaan (Buddha vivente) nonché ultimo sovrano della Mongolia. Sulla sua vita esistono versioni contrastanti: alcuni dicono che il Bogd Khaan fosse dedito ai piaceri smodati della carne e dell’alcol, rimanendo quasi cieco a causa della sifilide, altri affermano fosse un visionario e un nazionalista. Alla sua morte, avvenuta nel 1924, il governo filo-sovietico della Mongolia proibì qualsiasi futura reincarnazione, mettendo così fine alla lunga dinastia di capi religiosi buddhisti.

Uno dei “miti” è sicuramente il personaggio di Genghis Khan, che però così come viene dipinto in Occidente ha ben poco a che vedere con il Chinggis Khaan venerato dai mongoli.
Non si tratta solo di una differenza grafica: per gli europei, quel nome è sinonimo di spietatezza e belligeranza, mentre per i mongoli incarna gli ideali di forza, unità, legge e ordine. Certo le numerose sanguinarie leggende che circolano attorno al suo nome hanno sicuramente un fondamento di realtà: il grande condottiero iniziò da qui la conquista di un impero che sarà il più vasto della storia, dalle porte dell’Europa fino al Mar Giallo includendo città come Mosca, Pechino, Damasco e Bagdad.
Poi, intorno al 1600, la conversione del popolo al lamaismo tibetano trasformò l’indole indomita e feroce in una opposta docilità che li cambiò da conquistatori a conquistati rendendoli di fatto una colonia cinese ed in seguito uno stato cuscinetto tra la Cina e l’Unione Sovietica.
Gengis Khan, che la leggenda indica come il diretto discendente del Grande Lupo Azzurro, mitico progenitore della stirpe mongola, morì il 25 agosto 1227, cadendo durante un trasferimento a cavallo a causa delle ferite riportate, nei pressi di Yinchuan nell’odierna provincia cinese del Gansu. Pare che i suoi resti, che non sono ancora stati rinvenuti, si trovino nelle montagne del Khentii, e la leggenda narra che chiunque si fosse trovato ad assistere al passaggio del carro con la sua salma, avrebbe pagato con la propria vita, accompagnando il suo imperatore nel viaggio nell’aldilà.

La quota di partecipazione al viaggio comprende: voli di linea in classe economy; voli interni; hotel di categoria 4 stelle a Pechino e Ulan Baatar e campi tendati permanenti con servizi esterni; pasti e pernottamenti come da programma; visite ed escursioni come da programma; trasferimenti e visite in bus tipo Nissan e auto fuoristrada nel Deserto del Gobi; guide locali parlanti inglese o italiano; assicurazione inter-assistance e annullamento; documenti e set da viaggio; accompagnatore dall’Italia.
La quota non comprende: visto di doppio ingresso in Cina; visto di ingresso in Mongolia; tasse aeroportuali; pasti non menzionati; iscrizione; bevande; spese personali; mance e quanto non indicato nella voce “La quota comprende”.

Tutte le informazioni nel sito Web: www.toassociati.com

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