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Febbraio è il mese dedicato al Carnevale ed in tutta l’Italia maschere colorate e sfilate di carri allegorici animano le strade e le piazze. A parte i mitici festeggiamenti del Carnevale di Venezia e di Viareggio, meritano particolare attenzione tre regioni: Puglia, Sardegna e Lombardia.

Il Carnevale pugliese di Putignano ha origini antichissime: secondo alcuni studiosi, risalirebbe addirittura al 1394 (anno della traslazione delle reliquie di santo Stefano protomartire da un monastero della vicina Monopoli, nella locale chiesa di S. Maria La Greca); secondo altri, si potrebbe giungere ai riti che si tenevano in Magna Grecia in onore del dio Dioniso.
Ogni anno, sin dalle Propaggini del 26 dicembre, gruppi di poeti cominciano a declamare in vernacolo versi satirici agli amministratori locali, dando il via a balli e canti carnevaleschi. Un susseguirsi di carri allegorici, tra Miss, lotteria nazionale, e l’inequiparabile gruppo mascherato dei donatori della Fpds di Putignano.

Cagliari, invece, esibisce cortei carnevaleschi con maschere tipiche ed irriverenti, come ‘sa panettera’, ‘sa viuda’,’ su gattu’ e ‘su tialu’, finchè, il martedì grasso, i cittadini bruciano il pupazzo di stoffa ‘Ciancioffali’. Contrariamente a quanto accade in Barbagia, dove il Carnevale è più cupo, ma molto evocativo. I ‘Mamunthones’ (Mamoiada), i ‘Merdules’ (Ottana) ed i ‘Sos Thurpos’ (Orotelli) non ballano allegramente, ma eseguno una specie di marcia propiziatoria, un tempo legata alla vita dei campi. Anche la baldoria di Bosa e di Ovodda è unica nel suo genere. Questa festività inizia, secondo le tradizioni sarde, con il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, e raggiunge l’apice tra il giovedì ed il martedì grasso, per concludersi il mercoledì delle Ceneri. Retaggio di antichi rituali di fine anno, il carnevale di questa regione è solito rappresentare lo stesso anno con un re/regina (Re Giorgio di Tempio Pausania) o con un fantoccio di pezza, che vengono pubblicamente processati, condannati al rogo e compianti con un ridicolo lamento funebre. Più silenziose, anzi mute, le maschere dei centri barbaricini di Mamoiada, Ottana, Orotelli ed Oristano.

A Bagolino, paesino della Valle Sabbia, nel bresciano, il 27 e 28 febbraio ha luogo la danza dei ‘balarì’, ovvero i ballerini eleganti, multicolori e…un po’ maschilisti. Danzano, infatti, per le vie del paese, dal quartiere più alto, Caprile, a quello più meridionale, Visnà, dedicando le danze ad amici e parenti, per sdebitarsi dei favori ricevuti.
Ma queste maschere, realizzate artigianalmente con tela, colla e antichi stampi di legno, ed accompagnate da costumi in fustagno e dagli ‘sglaber’ (i tradizionali zoccoli di legno bagolini), celano soltanto corpi maschili. La tradizione, infatti, vuole che i costumi siano realizzati pazientemente dalle donne, e che i gioielli indossati siano presi in prestito da familiari ed amici, tramite le prime, ma che le maschere restino una prerogativa maschile. Così, mentre gli etnologi ritrovano in queste abitudini degli antichi escamotage per allargare le proprie conoscenze e relazioni sociali, mettendo in risalto l’importanza del ruolo della donna (sarta o prestatrice!), mamme, sorelle, zie e fidanzate devono accontentarsi dell’ècia, una lunga veste usata dalle signore anziane di qualche decennio fa. Oltre a fare attenzione alle mani dei balarì, che si librano nell’aria per posarsi non proprio delicatamente su genitali maschili e femminili!
Beh, a carnevale ogni scherzo vale, no?

Deborah Baldasarre

Link utili:
Comune di Bagolino
Carnevale di Putignano
Carnevale in Italia
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Commenti (3)

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  1. Salve,
    mi chiamo Giovanni e mi sono accorto, leggendo i nomi delle varie città dove il carnevale è più sentito, che manca proprio quello della mia città. E dire che è il più famoso, insieme ad Acireale, e antico in Sicilia, nato ben 107 anni fà…

  2. Caro Giovanni,
    ti ringraziamo per la segnalazione.

    Non mancheremo di fare un articolo sul carnevale di Arcireale quanto prima.

  3. scusate non ho fatto in tempo a bloccare la mail, mi sono accorto in ritardo che mancava il nome della mia città “Sciacca” insieme ad Acireale…
    scusate!


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