Italia.it: il ministro Rutelli pronto a chiudere baracca
Avete un amico informatico? Chiedetegli quanto prende per un sito. Vero che www.italia.it è il sito dell’Italia e che il “portale” Italia deve essere qualcosa di molto diverso dalla pagina web del panettiere in piazza. Ma 45 milioni di euro sembrano davvero troppi (per usare un eufemismo).
Per un sito che lanciato nel 1984, attivato con difficoltà pazzesche e tra le polemiche di “conflitto di interessi” tra committente di allora ed esecutore, è ancora oggi poverissimo di contenuti, anzi presenta contenuti che, come sostiene il presidente di Unionturismo Gianfranco Fisianotti, hanno “errori madornali nelle informazioni sul Molise, sulle Marche, sulla Liguria e sull’Abruzzo”.
Il ministro Rutelli aveva fatto anche un video da mettere su youtube poi foriero di una serie di divertentissime parodie. Il famoso: “Please, visit…”. In più, assieme al sito, era stato lanciato in pompa magna anche il “logo” dell’Italia, anch’esso costato una cifra non indifferente e realizzato in America dove si sono dimenticati di inserire Sardegna e Italia. Ora il ministro dichiara al Comitato Nazionale per il turismo che: “Quel sito o cambia oppure è meglio chiudere”.
Quindi o altri soldi, o figuraccia. Intanto il portale veleggia in uno sconfortante 2.539 posto nella classifica dei siti web nazionali e addirittura al 579.039 posto della classifica Usa. Vale a dire che se lo filano in ben pochi.
Ma come si sistema un sito che fin dall’inizio è apparso vecchio, lento, strutturato male in funzione dei motori di ricerca? Molti si sono messi a creare dei siti alternativi, alcuni sul modello di wikipedia, altri proprio rifacendo alla base la struttura di Italia.it sostituendo le tabelle con i Css. Come finirà la vita travagliata del portale? Ai posteri l’ardua sentenza…





