Itinerario in Umbria, terra di santi e di guerrieri

assisi
Ad accogliere i visitatori è una campagna dolce e luminosa, borghi e città costruiti sulle pendici a dominare le vallate, in una confusione di stili che sgomitano, si sovrappongono, si ignorano e all’improvvisino si mescolano. E’ questa l’Umbria.

Qui tutto ricorda lo scenario dello spiritualismo che tanto ha segnato la terra umbra nei secoli, facendone la regione con il più alto numero di santi. A cominciare da Assisi che, con San Francesco, Santa Chiara e Sant’Agnese, ne detiene il primato. Ma il rassicurante profilo dei borghi e l’aura di santità non è che un aspetto, che spesso svanisce varcando la soglia di questi paesi. La grazia dell’ambiente circostante contrasta con la fierezza e la severità dei palazzi del potere e dei ripidi vicoli, nei quali si coglie un altro volto di questa regione, che diede i natali ai più spregiudicati capitani di ventura del Rinascimento.

L’Isnart Scpa in collaborazione con Discoveritalia propone un itinerario alla scoperta dell’Umbria.

Il primo giorno è da dedicare alla visita di Assisi. Se l’Assisi celebrata nel mondo è la magnifica città medievale, non di poco interesse sono i resti dell’antico municipio romano, quell’Asisium assai meno nota al turismo di massa. Patria del poeta Properzio, cresciuta a partire dal I secolo a.C. su precedenti insediamenti etruschi, Assisi sorge tra due importanti vie romane, l’Amerina e la Flaminia.

L’opera architettonica romana più rilevante si trova in piazza del Comune: è il Tempio di Minerva, del I sec. a.C., riconsacrato in epoca cristiana alla Vergine, che conserva la facciata originale a colonne corinzie scanalate. Nello spazio sottostante, al di sotto dell’attuale sede stradale, si trovava il foro, centro civile e commerciale della comunità, che conserva l’originale pavimentazione e numerosi reperti custoditi nel Museo civico del Foro Romano. Altri resti si trovano nei pressi della trecentesca Porta Perlici. Qui una fila di case cela i resti di un Anfiteatro romano del I sec. D.C.

Basta uno sguardo ai palazzi, alle chiese, e il colpo d’occhio rivela il volto più autentico di Assisi, quello di fiero comune medievale. Iniziamo la visita da Piazza del Comune, la piazza ‘laica’ della città, sede del potere civile. Qui sorge il duecentesco Palazzo del Capitano del Popolo con la Torre civica.
La Cattedrale di san Rufino venne invece costruita tra il 1140 e il 1253, quando le trasformazioni sociali fecero nascere negli assisiani il desiderio di avere una nuova chiesa con una vera piazza. Dalla piazza, prendendo via dei Perlici si arriva alla porta omonima e proseguendo lungo le Mura trecentesche si può raggiungere la Rocca Maggiore , da cui si gode un panorama grandioso della valle e della città.

Per visitare la Basilica di San Francesco, splendido “omaggio” di Assisi al suo cittadino più illustre, bisogna spingersi quasi agli estremi del centro abitato. Voluta da papa Gregorio IX nel 1228, a soli due anni dalla morte del Santo, fu edificata su un luogo che veniva chiamato “Colle dell’inferno”, perché lì erano eseguite le sentenze capitali, ma da allora il nome fu trasformato in “Colle del Paradiso”. All’interno, alcune delle più grandi opere pittoriche medievali: dai celeberrimi affreschi di Giotto del ciclo “Vita di San Francesco”, ai capolavori di Cimabue.

A conclusione della visita dei luoghi simbolo di Assisi, non si può dimenticare una sosta alla Basilica di Santa Chiara. Posta simbolicamente quasi di fronte, in linea d’aria, alla Basilica di San Francesco, dal lato opposto del centro abitato, è l’altro edificio capolavoro di Assisi. In questo caso è l’esterno ad incantare il visitatore: la facciata di pietra rosa del Monte Subasio, con il rosone e gli archi rampanti risulta di rara eleganza.

La sera, nel centro storico di Assisi è possibile cenare al ristorante “Buca di San Francesco”. L’ambiente, molto caratteristico, richiama l’atmosfera medievale tipica della città. La cucina umbra, gustosa e raffinata, è arricchita da numerose specialità della casa, come la fantasia di bruschette, gli spaghetti alla buca, le sfogliatelle con i porcini, i cannelloni alla maddalena, la carlaccaia, il filetto al rubesco, la buongustaia, l’ascé francescano, il pollo allo scéf, il filetto al tartufo. Il tutto accompagnato dai vini selezionati dal sommelier titolare.

Per il secondo giorno il programma prevede la visita al Parco del Subasio si estende sul sistema montano che domina la Valle Umbra. Subasio è il “Monte de Assisio” perché Assisi e il suo monte vivono una sorta di simbiosi che si tramanda sin dall’antichità. Un ottimo punto di partenza per un itinerario sul monte è il castello di Collepino (600 m), adagiato sulle pendici orientali.

Lungo il percorso s’incontra il Santuario della Madonna della Spella, la cui cappella risale al 1080. Da qui si prosegue, in mezzo ai prati, immettendosi sulla Strada Panoramica. Nel folto di una faggeta si trova l’ Abbazia di San Silvestro, fondata poco dopo l’anno mille dai monaci camaldolesi, che sembra abbia ospitato San Francesco e Santa Chiara. Sulla strada del ritorno merita una visita il paese di Collepino: per andare da un estremo all’altro di questo borgo sarebbero sufficienti pochi minuti, ma basta dare uno sguardo ai portoni di legno screpolato, alla pietra rosa del lavatoio, ai soffitti a botte dell’unica locanda perché i passi, come il tempo, cominciano a rallentare.

Basta un’occhiata e pochi passi in salita per esserne certi: Spello deve tutto all’antica Roma. Le dieci porte, le mura augustee, gli archi, l’anfiteatro sono ancora lì a ricordare i fasti della colonia Julia Hispellum.
Troppo bello per viverci. Quasi completamente chiuso al traffico automobilistico, Spello ha rischiato di diventare un luogo troppo scomodo per chiunque non fosse, come i turisti, solo di passaggio. Invece il destino di questo borgo è stato molto più singolare: ricchissimo di tele e affreschi straordinari, ha attirato decine di artisti che qui hanno aperto atelier e gallerie d’arte.

Punto d’accesso obbligato al paese è la grandiosa Porta Consolare. Poco più avanti, ecco la Chiesa di Santa Maria Maggiore, che custodisce nella Cappella Baglioni un pavimento di maioliche del XVI secolo e tre dei più begli affreschi del Pinturicchio (l’Annunciazione, la Natività e la Disputa di Gesù con i dottori). Proseguendo in salita appaiono la Chiesa di Sant’Andrea, del XIII secolo e la piazza della Repubblica, sulla quale si affacciano ristorantini, botteghe di pittori e il vecchio Palazzo Comunale costruito nel 1270.

Una volta arrivati nel quartiere più alto della città, la Posterula, inizia la discesa per il Belvedere da cui si gode una bellissima vista sulla Valle del Topino. E si scende ancora verso la seconda porta monumentale romana, la Porta Venere, che prende il suo nome dalla sua ubicazione in direzione di un tempio di Venere, nell’area della Villa Fidelia.

A cinque chilometri da Spello merita una visita anche Foligno: città di pianura in una parte d’Italia in cui i centri abitati sorgono per lo più su colli ed alture, Foligno è un’eccezione fin dal primo sguardo. Dietro la sua aria trasandata nasconde vere meraviglie, come il Palazzo Trinci, la Cattedrale, dedicata a San Feliciano e la Chiesa di Santa Maria Infraportas del XII secolo che, come suggerisce il nome, si trovava un tempo fuori dalle mura.

Passeggiare al tramonto in via Gramsci, che porta al cuore di Foligno, è un’esperienza indimenticabile. Davanti ai nostri occhi ecco comparire all’improvviso, lasciandoci senza fiato per la bellezza, piazza della Repubblica e l’adiacente piazza del Duomo, sulle quali si affacciano i tre palazzi pubblici dell’età comunale (palazzo del Podestà, dei Priori e del Capitano del popolo) e il palazzo delle Canoniche.

Per la cena un’ottima idea è il ristorante Villa Roncalli. Ospitato in una splendida villa del ‘700 immersa nel verde e ristrutturata con grande accuratezza, offre un’ottima cucina umbra rivisitata con classe e con un pizzico di fantasia. Da assaggiare le triglie con fave, le capesante con spugnole, l’anatra al coccio e i dolci fatti in casa. La carta dei vini offre circa 300 etichette.

Cuore e vanto della città di Bevegna, dove ci si recherà il terzo giorno, è l’indimenticabile Piazza Silvestri. Nessuna simmetria, troppi spigoli, nemmeno una facciata che possa dirsi lineare. Più la si guarda meno si riesce a spiegare perché sembri tanto bella. Eppure Piazza Silvestri si appiccica subito agli occhi, perfetta e irresistibile. Un palazzo appoggiato su una loggia aperta, una colonna con capitello corinzio lasciata sbadatamente in mezzo alla piazza, una fontana fine ‘800… E finalmente capisci il fascino di questo spazio irregolare. Piazza Silvestri è uno dei tanti musei all’aria aperta dell’umbria, un luogo dove lo spettacolo è ancora in scena.

Su uno dei suoi lati si trova la chiesa di San Michele (sec.XII-XIII), dalla facciata adorna di un grazioso portale. La fronteggia la più piccola chiesa di San Silvestro, gioiello dell’architettura romanica con il portale che reca sull’arco preziosi rilievi classicheggianti.

Alla sinistra, un arcone collega la chiesa al Palazzo dei Consoli, che con la sua massa compatta avanza nella piazza creando un elemento dinamico nella sua pacata configurazione. Per concludere la visita di questo paese “magico” conviene fermarsi ad ammirare le terme romane, famose per la splendida pavimentazione a mosaico che ancora conservano.

Deve il soprannome di “Ringhiera dell’Umbria” alla sua posizione in cima a una collina, dalla quale il panorama spazia su tutta la Valle Umbra. Luogo di produzione di rinomati vini D.O.C., Montefalco è anche una splendida città d’arte, culla della Scuola Pittorica Umbra.

La visita della città può iniziare da Porta di S. Agostino, la principale delle quattro porte della cinta muraria. Prendendo il Corso Mameli, si incontra la Chiesa ed ex Convento di S. Agostino e si giunge infine alla Piazza del Comune, posta al centro dell’abitato e contemporaneamente nel suo punto più alto, circondata dalle sontuose dimore delle famiglie nobili e dominata dal Palazzo Comunale.

Nei dintorni si trova il più interessante monumento di Montefalco, il Museo Civico, dal 1895 ospitato nell’ ex Chiesa di San Francesco, che conserva opere di artisti umbri, oltre a un ciclo di affreschi di Benozzo Bozzoli e del Perugino. Poco distante, degne di nota sono la Chiesa di San Bartolomeo, una parrocchiale di origine medievale rimaneggiata nel ‘600 e la Chiesa di Santa Chiara di Montefalco, splendido esempio di architettura barocca.

A pochi chilometri da Montefalco si trovano le Fonti del Clitunno, le cui polle di acqua sorgiva erano considerate sacre dai romani. Qui veniva l’imperatore Caligola risalendo il fiume, per farsi predire il futuro di Roma; venivano letterati come Virgilio e Properzio e gladiatori che si cimentavano in lunghi combattimenti. Sulle sponde del lago e lungo il fiume sorgevano ville patrizie, edifici votivi dei quali oggi è rimasto solo il tempietto del Clitunno e terme pubbliche.

Per la serata si può scegliere di ritornare a Montefalco. Ottimo il ristorante Villa Pambuffett che all’interno dell’omonima residenza storica, offre una cucina raffinata in un ambiente elegante e allo stesso tempo accogliente. Le specialità, arricchite dal gusto dell’olio extravergine di oliva prodotto dall’azienda di famiglia, vengono realizzate con ingredienti locali sempre freschi e genuini.

Oppure, di ritorno dalle fonti del Clitunno, una sosta senza rimpianti sarà sicuramente Trevi. Qui si può cenare all’Osteria La vecchia Posta, in pieno centro storico. Sotto le vecchie volte di pietra del locale si possono gustare specialità come il misto di bruschette con olio, pomodoro, paté d’asparagi e olive, il pecorino della Valnerina, le stringozze al tartufo, l’insalata d’orzo perlato con prosciutto di montagna e, per finire, la crepe al gelato artigianale.

In collaborazione con www.Discoveritalia.it
Foto di Hyougushi

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