Le miniere del Sulcis Inglesiente: una Sardegna da scoprire

LE MINIERE DEL SULCIS IGLESIENTE IN SARDEGNA - foto e immagini

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Esiste una Sardegna ancora in larga parte sconosciuta, ricca di storia, paesaggi severi e affascinanti. Parliamo del Sulcis Iglesiente, nel sud ovest dell’isola, una terra che un tempo fu sede delle più importanti miniere del paese.

Il paesaggio è brullo e roccioso. Le coste qui sono spesso a precipizio sul mare, gli scenari burrascosi e duri. Fitti boschi ricoprono le montagne aprendosi ogni tanto per rivelare le vecchie vestigia delle miniere abbandonate.

La Sardegna ha una storia mineraria ricchissima. I giacimenti sono disseminati un po’ per tutta l’isola, anche se questa è una zona in cui se ne trovano parecchi, tutti interessanti dal punto di vista dell’archeologia industriale e mineraria.

L’insieme delle vecchie miniere sarde fa parte del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, un parco unico nel suo genere, il primo al mondo, che nel 1997 l’UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Le miniere del Sulcis Iglesiente sono state dimesse negli anni settanta.

Qui è passata la storia del lavoro in Sardegna e delle prime grandi lotte operaie non solo dell’isola, ma di tutta Italia. All’inizio del novecento, per esempio, fu dopo uno sciopero indetto a Buggerru per le disperate condizioni di lavoro dei minatori, finito poi in un eccidio, che l’intera classe operaia italiana scioperò tutta unita per la prima volta nella storia del paese.

Lo spirito di quegli anni ancora si respira passeggiando tra le vecchie strutture minerarie, fermandosi nei piccoli villaggi ormai quasi disabitati, chiacchierando con i vecchi abitanti che furono minatori. L’ambiente naturale che le circonda è così selvaggio e ancora incontaminato che il trekking è uno dei modi migliori per visitare al meglio questi luoghi.

Un primo itinerario parte da Nebida, piccolo centro minerario ora ri-convertito a polo turistico. Poco distante si trova il complesso minerario di Porto Flavia, un vero gioiello di ingegneria. Qui nel 1924 si creò un complesso metodo di carico e scarico del minerale raccolto attraverso un sistema di nastri trasportatori che per il periodo era decisamente avanzato.

Proseguendo oltre si gode il panorama su Pan di Zucchero, un piccolo isolotto calcareo: questa si dice sia una delle cartoline più belle di tutta la Sardegna. Non lontano da qui si trova la grotta trafora di Punta Cubedda, una vera rarità geologica, dove poter osservare trilobiti fossili di ben 500 milioni di anni fa. Sullo stesso percorso verso nord si raggiunge Cala Domestica, dal suo piccolo porto partivano i minerali raccolti nei vicini giacimenti.

A pochi chilometri di distanza si trova Buggerru. Lo scenario è mozzafiato e di grande impatto: Buggerru si trova alla fine di una gola che si apre e lentamente scende verso il mare. Questa era la sede dei più grandi impianti di raccolta di zinco di tutta Europa.

Per chi ha intenzione di visitare questi luoghi d’estate e ama il mare, qui non si trovano solo zone montuose e di miniere ma anche spiagge bellissime e ancora poco affollate rispetto a quelle più conosciute e frequentate dell’isola.

Un altro itinerario di sicuro fascino attraversa l’altopiano di Monte San Giovanni, i paesi di Iglesias e Gonnesa, ripercorrendo secoli di gloriosa storia mineraria sarda. Il villaggio minerario di San Giovanni è uno dei più antichi e meglio conservati dell’isola.

Proseguendo oltre si può visitare il villaggio minerario di Normann, dal nome del ricercatore inglese che per primo esplorò la zona e vedere una dacauville, la ferrovia a scartamento ridotto che si costruiva nell’ottocento. Era usata per trasportare i minerali e la si può scorgere che costeggia gallerie e scavi di Massa Pozzo 4, un cantiere minerario costruito nella seconda metà del novecento, ma dove sono rinvenibili anche tracce di insediamenti medioevali.

L’ultimo itinerario proposto parte da Villamassargia, un paese di antica origine abitato da massai e agricoltori immerso nella valle del Cixerri, che, tra conifere ed eucalipti, rappresenta uno dei siti di maggiore interesse geologico e archeologico, sembra addirittura che sia l’unica testimonianza in Italia delle più antiche fasi del Paleozoico.

L’esplorazione di queste zone conduce alla visita del domo andesitico di Gioiosa Guardia, dove ai primi del XII secolo fu edificato un castello da dove si gode un meraviglioso panorama sull’altipiano intorno. Poco distante si trova l’uliveto storico S’Ortu Mannu che ospita Sa Reina, cioè la regina, il più antico ulivo di Sardegna con un fusto di ben 16 metri di circonferenza.

Gli itinerari proposti hanno una durata che varia dalle 5 alle 9 ore di cammino, nel caso di Nebida è previsto anche il pernottamento a Buggerru o Iglesias. Per ulteriori informazioni potete consultare i siti del Sulcis Iglesiente qui e qui.

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