Merzouga, odissea berbera nel Deserto del Marocco

MERZOUGA - VIAGGIO IN MAROCCO - foto e immagini

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Il deserto è una faccenda seria. È un’esperienza toccante per noi occidentali di città, affastellati negli appartamenti condominiali. È un’esperienza estrema ed estremamente difficile da dimenticare. Siamo stati a Merzouga – sud est del Marocco. Da qui, prima che chiudessero tutte le frontiere, partivano le carovane che affrontavano il Sahara. Fino al centro dell’Africa. Merzouga finisce dove inizia l’Erg Chebbi: uno sbarramento di dune di sabbia finissima lungo 30km e largo 10. Le montagne mobili fatte di granelli rossi arrivano a sfiorare i 160 metri di altezza. La strada, completamente ignota, ci guida a casa di Hassan.

Hassan, 41 anni, arriva da un villaggio berbero dietro le dune di Merzouga, avamposto del Sahara. In lui si incarna l’ospitalità berbera. Con grande senso dell’umorismo e una parlantina multilingue, ci offre il the alla menta e inizia a raccontare la sua storia.

Hassan è un imprenditore nato. In francese, mentre sorseggiamo appollaiati sui cuscinoni, ci spiega come ha messo da parte i 4000 euro necessari a comprare il terreno sul quale sorge il suo Aubrege. Il commercio dei fossili del Sahara rende abbastanza e Hassan ha continuato ad accantonare i suoi risparmi. Poi, con i fratelli e senza l’aiuto di un architetto, ha costruito la sua casa in mattoni di fango, a metà fra un superbo ryad e una kasbah con tanto di mura di cinta e corte interna. Semplici stanze e un’ottima cucina che sforna succulenti tajine e la tradizionale kahlia.

Hassan racconta e un gruppetto di ragazzi berberi, fra cui i suoi nipoti Ibrahim e Mustafà, battono sui tamburi seduti per terra all’indiana. Il silenzio dei deserto funge da grancassa. Il buio pesto fa scintillare nel cielo una splendida falce di luna. Omaggio ai berberi mussulmani? E’ ora di ritirarsi sotto il letto a baldacchino, precauzione inutile per insetti inesistenti. Domattina ci aspettano le dune di sabbia: un labirinto affascinante quanto ingannevole. Smarrire la strada è semplicissimo perchè il vento spennella i granelli sconvolgendone continuamente la fisionomia. Ci serve una guida. Così di buon mattino arriva Ahmed con il suo quattrequattre, i fuoristrada 4X4 per affrontare il deserto.

Porta arance, provviste per il bivacco e un foulard color del cielo. Ahmed ci guida tra i sassi aridi e le affascinanti dune di sabbia gialla. Il deserto, con il suo vento gelido privo di ostacoli, sovverte il luogo comune di landa ardente. È marzo e non è caldo. Serve il maglione di lana, anche al bivacco nella tenda berbera. Assaporiamo il silenzio e i cubi quadrati di fango che il caso sembra aver buttato in questa terra così inospitale. Sono i villaggi dei nomadi – spiega Ahmed paziente. Berberi che vivono da generazioni nel deserto seguendo le stelle e i propri animali. Per loro è più difficile decifrare un cartello stradale che una costellazione nel cielo. Non sanno leggere, né scrivere. Cucinano nella cenere di un braciere delle gustose pizze berbere. Ce le offre uno dei padroni di casa, mentre la moglie si alza il lembo del velo per coprire il viso e si ritira.

Mentre gli uomini sono alla mano, avvicinare le donne berbere è difficilissimo. Forse, con attenzione e discrezione, si può solo incrociare per strada qualche sguardo incorniciato dal nero del kajal. Nulla di più. E’ Ahmed, un 26enne dalla tunica blu elettrico, a farci provare l’esperienza più bella della giornata. Camminare sulle dune rosse di Erg Chebbi al tramonto. A piedi scalzi, affondare nella sabbia ormai fresca e scalare con fatica e stupore i 100 metri di questa enorme montagna mobile. E da lassù, con la pace del deserto, ammirare la piccolezza umana nella sonnacchiosa Merzouga. Domani sarà un’altra lunga giornata di sole. Inshallah!

Come e dove a Merzouga

A Merzouga si arriva da Erfiud, via taxi o con un’auto precedentemente noleggiata. Le strade sono buone e asfaltate. La casa di Hassan è in realtà l’Aubrege des Roches di Merzouga che gestisce insieme ai fratelli. Le visite al deserto e le passeggiate a dorso di cammello sono organizzate e condotte da guide esperte del luogo. Il periodo migliore per viaggiare sull’Erg Chebbi è la primavera. A marzo la temperatura oscilla fra i 13 e i 22 gradi. D’estate arriva a toccare i 45 alle 7 di sera. Merzouga è servita dall’acquedotto che arriva da Rissani, più a nord. C’è acqua corrente e cibo ottimo. I prezzi degli alberghi variano e anche di molto. L’albergo di Hassan ci è sembrato un’ottima via di mezzo fra le stamberghe e i ryad di lusso con Spa annessa (nel deserto!).

Vocabolario

Ryad = casa nobiliare cittadina con corte interna e spesso una piscina
Kasbah = quartiere o casa fortificata
Tajine = stufato di pollo o manzo con verdure cucinato nella terracotta
Kahlia = piatto tipico del sud con legumi, carne ed uovo
Quattrequattre = fuoristrada 4X4 con il quale si affronta il deserto
Kajal = matita per occhi nera e molto morbida
Inshallah = “Come vuole Dio”. Espressione che abbiamo sentito in continuazione

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