Navigazione ortodromica e ETOPS

Quante volte ci è capitato di chiederci, soprattutto sulle tratte intercontinentali, “ma che razza di giro fa quest’aereo?” Sicuramente almeno qualche volta, ma se continuiamo a chiedercelo forse non ci siamo informati bene su alcune cose strane come l’ortodromia e l’ETOPS.
Siamo comunemente abituati a pensare che la rotta che un aereo segue sia assolutamente retta. Questo perché in aria non c’è nessun ostacolo da aggirare e quindi non ci sarebbe alcun motivo di fare percorsi più lunghi.
Ma se questo può essere vero sulle brevi distanze, diciamo voli italiani o al massimo europei, non più così vero quando le distanze si allungano e magari si scavalca un oceano.
Il primo elemento che ci inganna è che siamo abituati a guardare il mondo su una cartina piana, una sorta di “pianta” della terra. Tuttavia la terra, notoriamente, non è piatta ma sferica (schiacciata ai poli), e la rappresentazione che viene data è assolutamente ingannevole, in quanto la distanze reali tra due punti rappresentati sul piano, tendono a diminuire all’aumentare della latitudine.
Per cui quando il nostro volo da Milano a Los Angeles passa per l’Islanda, la Groenlandia, il Canada e New York, e ci raffiguriamo il percorso sulla cartina piana, ci chiediamo: ma che razza di giro fa questo aereo?
Il fatto è che quando si va da un punto all’altro del pianeta non si percorre una retta ma un arco, e non è detto che l’arco più breve corrisponda alla retta più corta disegnata sulla cartina piana del mondo. Anzi, tanto più è la variazione di latitudine, tanto meno corrisponde.
Anche per noi che scriviamo l’articolo ci è voluto un po’ per capirlo. Quindi consigliamo di munirsi di mappamondo e una cordicella per unire partenza e destinazione, così si può verificare da soli.
La rotta che segue l’arco più corto è detta navigazione ortodromica, che letteramente significa semplicemente: andare diritti.
Ma quasi mai questo tipo di navigazione è applicata integralmente. Infatti presenta la difficoltà di incrociare i meridiani con angoli ogni volta diversi, o in altri termini di dover continuamente modificare l’angolo tra la prua del mezzo e la direzione indicata dalla bussola. Insomma, costringe a virare continuamente, il che non è certo comodo.
Per questo la rotta viene spesso spezzata in segmenti più piccoli di tipo lossodromico (con angolo costante rispetto al meridiano) correggendo poi di tanto in tanto. Si ottiene perciò una sorta di navigazione mista.
Ma non è finita qui. Un ulteriore fattore che influenza la determinazione della rotta di un aereo ancora di più è cosidetto regolamento ETOPS (Extended-range Twin-engine Operational Performance Standards). Di cosa si tratta?
Si tratta di un serie di regole per l’aviazione civile nate a partire dagli anni 50 volte a garantire una sicurezza minima in caso di problemi ai motori. Il concetto di fondo è che in base all’affidabilità della tipologia dei motori dell’aereo, che sono sempre almeno due, il velivolo deve essere ragionevolmente vicino a un aeroporto in caso di avaria.
L’ETOPS si assegna quindi a ogni singolo modello di velivolo in base alle sue caratteristiche propulsive.
Nata come regola per i bimotore a pistoni (da cui l’acronimo), all’epoca l’ETOPS prevedeva che la rotta dovesse passare al massimo a 60 minuti di volo da un aeroporto.
Nel corso degli anni e con l’avvento dei motori jet, e col miglioramente dell’affidabilità, il tempo ETOPS è giunto fino a 180 minuti nel caso degli arei più grossi, arrivando a rendere sorvolabile oltre il 90% del globo.
La nuova versione dell’ETOPS è il LROPS (Long Range Operational Performance Standards), che riguarda tutti gli apparecchi a prescindere dal numero dei motori.
In definitiva, la rotta talvolta viene allungata in maniera che un aeroporto sia sempre a portata di mano in caso di problemi.
Per chiudere, un altro fattore negli ultimi anni influenza pesantemente le rotte aeree: la possibilità di fare degli scali tecnici in aeroporti in cui il carburante, la manutenzione obbligatoria e altri servizi sono sensibilmente meno costosi che altrove.
Un po’ come gli italiani che una volta andavano a fare benzina in svizzera o che ora vanno dal dentista in slovenia.





