Turismo responsabile a natale?
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Se a natale siamo tutti più buoni, probabilmente per le vacanze di natale e capodanno potremmo prendere in considerazione il cosidetto “turismo responsabile”. Forse non tutti sanno di cosa si tratta.
Nato negli anni ‘80, il turismo responsabile si caratterizza per la duplice attenzione all’ambiente del luogo visitato e alla remunerazione e al rispetto con le popolazioni locali. Per questo è un fenomeno contiguo con l’ecoturismo e col commercio equo e solidale.
Opera favorendo la positiva interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori.”
Sempre AITR ci fornisce i macro fatti che danno al turismo responsabile una così grande importanza:
il turismo è la principale attività economica del globo;
il turismo sposta oltre 5 miliardi di persone ogni anno (tra cui quasi 600 milioni verso l’estero);
il turismo occupa milioni di lavoratori (1 ogni 15 occupati in tutto il mondo);
il turismo è destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi decenni, favorito dallo sviluppo dei trasporti e comunicazioni.
Quindi, coi nostri comportamenti turistici ci è possibile influenzare in maniera significativa l’economia mondiale soprattutto nell’epoca della sua globalizzazione. Insomma, il turismo responsabile potrebbe essere ricompreso nell’ambito della democrazia partecipativa.
Pur riguardando qualsiasi luogo (anche l’Italia), il turismo responsabile come movimento d’opinione focalizza la sua attenzione soprattutto verso i paesi del terzo mondo, in cui lo sviluppo economico stenta, o verso i paesi emergenti, in cui spesso lo sviluppo economico è ad appannaggio di pochi o genera ricchezza solo per gli investitori stranieri.
Per capire meglio, facciamo un esempio delle differenze tra il solito turismo che possiamo chiamare commerciale, e quello responsabile.
Decidiamo di andare per una settimana al mare in una rinomata località tropicale.
Secondo i modi del turismo commerciale, andiamo in un’agenzia di viaggi, e acquistiamo un pacchetto vacanza che comprende un viaggio aereo con un charter di una compagnia europea e il soggiorno in un villaggio vacanze di proprietà italiana.
In questo villaggio, tutta la dirigenza è italiana, così come i ruoli di rapporto col pubblico (per esempio gli animatori). La popolazione locale viene impiegata solo per i lavori più umili e di fatica, e mentre gli italiani hanno uno stipendio secondo i livelli italiani, il personale indigeno ha uno stipendio secondo i livelli locali, che può anche essere solo il 10% della retribuzione italiana.
Le forniture del villaggio (arredamento, cibo, bevande) sono tutte di produzione italiana o europea, e pressoché nulla viene acquistato in loco.
Il villaggio paga al governo locale una tassa di concessione per lo spazio assolutamente minima, e comunque di questo nulla va direttamente alla popolazione locale.
Inoltre, la blanda legislazione locale, porta il villaggio a essere indulgente con i sistemi antiinquinamento, laddove lo stile di vita di un europeo produce una quantità di inquinamento equivalente a quelle che producono una decina di abitanti locali.
Per finire, la costruzione del villaggio ha comportato lo spostamento e lo sfaldamento di una comunità di pescatori verso le aree urbane dove ora si trovano non impiegabili poiché fuori dal loro ambiente di origine.
Insomma, l’affermazione che il turismo porta ricchezza è vera, ma la porta al sistema economico di provenienza del turista e non alla popolazione locale se non in minima parte. Anzi, laddove non ci sia rispetto per l’ambiente, il danno è maggiore del poco redditto portato, oltre ai danni antropologici causati da un turismo invasivo se non addirittura coloniale.
Se invece che effettuare questa vacanza commerciale, avessimo optato per il turismo responsabile avremmo operato grossomodo queste scelte:
tolto il viaggio aereo, che spesso non è disponibile con una compagnia del paese di destinazione, saremmo andati ad alloggiare in una struttura gestita dalla popolazione locale, e magari per la popolazione locale stessa. Questo può essere un albergo o una pensione o anche un affittacamere indigeno.
Non ci saremmo chiusi in un villaggio a mangiare spaghetti, ma avremmo frequentato i ristoranti locali, mangiando cibo locale. Avremmo avuto rapporti con la popolazione locale, acquistando le merci direttamente da loro, e sempre alla popolazione locale ci saremmo rivolti per qualsiasi altro tipo di servizio turistico.
Saremmo andati a svagarci nei loro locali, e magari ci sarebbe facilmente capitato di entrare in contatto e parlare con persone del luogo.
In questa maniera, la maggior parte dei soldi spesi per il viaggio andranno nelle tasche della popolazione locale, il nostro stile di vita simile al loro non ci avrà portato a inquinare di più di uno di loro, e anche da un punto di vista umano avremo instaurato un rapporto di scambio culturale anziché di colonialismo cieco.
In poche parole, fare il turista responsabile, è provare a essere uno di loro, magari insegnandogli qualcosa di nostro.
Fin qui sembrano tutte rose e fiori.
Chiaramente non tutto è così. Ci sono almeno due aspetti critici nel turismo responsabile.
Il primo è relativo alla tipologia di vacanza. Non tutti sono interessati o disposti a immergersi in una realtà locale, e molti preferisco il famoso villaggio. Se optiamo per la tradizionale vacanza serviti e riveriti, tuttavia possiamo pur sempre preoccuparci di scegliere un tour operator che più di altri presta attenzione al paese ospitante. Quella che per noi può essere una piccola differenza di prezzo, per chi ci accoglie sulla sua terra può essere una differenza significativa di vita. Quindi come consumatori di turismo scegliamo le aziende turistiche che più rispettano le popolazioni locali e l’ambiente.
Il secondo aspetto è che anche il turismo responsabile è un business, e come in tutto, ci sono anche le aziende turistiche che si appiccicano addosso l’etichetta TR pur non essendolo, magari aggiungendo nel programma un paio di gite a sperduti villaggi di poverelli giusto per dare un tocco di iperrealismo e di commozione alla vostra vacanza.
Perciò anche nello scegliere una proposta di turismo responsabile bisogna avere gli occhi bene aperti, informandosi al meglio possibile sulla proposta di viaggio prima di partire.
Per i più audaci c’è chiaramente sempre il fai da te.
Per informarsi e documentarsi vi sono numerose fonti su internet, per cui vi riportiamo almeno quelle che riteniamo essenziali:
Il sito dell’AITR: www.aitr.org
Un approfondito articolo sull’argomento sul sito Vagabondo
Discussioni ed esperienze sul turismo responsabile sui newsgroup






Vi segnalo in nostro sito che é sicuramente di aiuto per chi sceglie di organizzarsi da solo il proprio viaggio, puoi trovare offerte di alloggio in varie parti del mondo e nei paesi dell’est.
Postato da Sergio Mereu | 9 Maggio 2006, 08:00Il sito é nuovo ed orientato verso il turismo responsabile.
Se avete dei commenti potete lasciarli sul blog
dove vorrei parlare del turismo responsabile ma anche sulle esperienze di posizionamento del proprio sito nel web, per poter indirizzare i viaggiatori virtuali e reali verso scelte alternative.